martedì 25 settembre 2012

Diario semiserio di due pellegrini...anacronistici


Un Cammino nel paese delle FATINE 
(diario semiserio di 2 pellegrini anacronistici )


Eccomi qua, alla fine ho voluto scrivere qualcosa su questa bellissima esperienza, il Cammino di san Benedetto …
Ha tutto inizio in un assolato sabato di luglio ,quando in una bottega equo solidale guardando qua e là vengo attirato in particolare da un libricino, IL CAMMINO DI S.BENEDETTO, e come si dice e’ amore a prima vista, subito vengo attratto da questo tipo di vacanza non inusuale per me a dire il vero ma ormai da troppo tempo lasciata da parte. Niente di spirituale intendiamoci, solo una voglia di scoprire e conoscere una parte d’Italia a me sconosciuta in un modo diverso, esplorare e conoscere persone attraverso un Cammino. Inizialmente l’idea e’ quella di farlo in bici, tento di convincere un amico ma niente da fare, se non che proprio in quei giorni mi scrive FLAVIO, un amico conosciuto in una maniera particolare tramite un forum di una radio, ci conosciamo ancora poco, ma da quel poco comunque sembriamo sulla stessa linea d’idee almeno per alcune cose; ecco tornando a noi FLAVIO mi propone di andare a fare il CAMMINO DI SANTIAGO a piedi, dopo un attimo di sorpresa gli rispondo che avevo gia fatto Santiago, ma che se proprio aveva voglia io avevo trovato quest’altro cammino che mi sembrava interessante.


Detto fatto, mi sembra entusiasta pure lui, così parte l’operazione “CAMMINO DI SAN BENEDETTO “, richiediamo quindi tramite il sito la credenziale per fare il Cammino da esibire nei posti di accoglienza pellegrina. E subito veniamo contattati da SIMONE FRIGNANI l’autore del libro e ideatore di tutto il Cammino.
Il Cammino vuole ripercorrere la storia di San Benedetto, dalla sua nascita a NORCIA alla sua morte a MONTECASSINO, attraversando un pezzo di Umbria, ed il Lazio per tutta la sua estensione, passando attraverso le province di Rieti, Roma e Frosinone, fino appunto a MONTECASSINO. 310 km A PIEDI e 340 in bici divisi equamente in 16 tappe, quello che non sapevo era che in realtà il Cammino era appena stato creato, insomma eravamo tra i primi a provarlo…che emozione!


Finalmente ecco il giorno della partenza, non vedevo l’ora, lasciamo la macchina a SPOLETO come consigliato da Simone, così da poterla riprendere facilmente al ritorno, e in pullmann ci portiamo a NORCIA. Subito capiamo di essere entrati in un altro modo di vedere le cose, l’autista ogni tanto si ferma, scende e si mette a chiacchierare con i colleghi che incontra, il tutto senza la benché minima protesta della gente che attende senza fare una piega…benvenuti al centro sud; noi del profondo nord non siamo abituati a simili consuetudini di fare le cose con calma e non di corsa come ormai purtroppo da noi si fa, ma nessun problema, presto ci si abitua e non è poi così male; anzi molto meglio fare le cose senza nessuno che ti corre dietro, un’altra vita...

 

Il benvenuto di inizio avventura ce lo dà Simone, con il quale rimarremo telefonicamente in contatto per tutto il Cammino, per segnalare variazioni o altro e accertarsi da parte sua che vada tutto bene; ci avvisa che oltre a noi ci sono altre 4 persone che in quei giorni iniziano il cammino ANNA E VITTORIO con i quali condivideremo gran parte del cammino e 2 ragazze di Firenze MARIA LUCE e STELLA, che invece vediamo di sfuggita il giorno della partenza, decidono di fermarsi un altro giorno per vedere un’altra cosa consigliata, rimarranno sempre in contatto virtuale con noi, sapremo dei loro spostamenti senza mai più vederle, la leggenda delle sante pellegrine...


Siamo in un bellissimo ostello ricavato in un vecchio convento, a NORCIA tutto ricorda San Benedetto, salami, prosciutti, negozi di norcineria... ma perché bisogna partire da qua...dovrebbe essere l’arrivo trionfale…Ma non ci facciamo influenzare certo da queste piccolezze, infatti la sera ci piazziamo alla famosissima SAGRA DELLA TROTA FARIO mica pizze e fichi!


Beh alla fine e’ arrivato il momento di partire, in fondo siamo venuti per questo, per camminare, ecco i primi segni si si sono loro, che emozione! L’inizio e’ soft ,tranquille stradine in deliziosi paesini alternate a comodi sentieri per arrivare a CASCIA, le uniche difficoltà in questi giorni sono date soprattutto dal caldo, un caldo soffocante a volte ma che lascia spazio a serate fresche e ventilate, il Cammino è iniziato !


A Cascia partecipiamo a una simpatica serata “MANGIA CON GLI ANTICHI ROMANI “in realtà, questa particolare serata e’ organizzata da un professore di archeologia, che per autofinanziare degli scavi in zona (visto che prendeva ben poco dalle istituzioni) si e’ inventato (coinvolgendo tutti i suoi studenti che partecipavano agli scavi) una serata a base di cibi della Roma antica presi proprio da ricette dei tempi, con tutti i ragazzi vestiti da romani che si cimentavano anche in un simpatico spettacolo, unendo cosi l’utile al dilettevole in modo da non fare pesare nulla ai ragazzi. Di questi tempi si sa, ci vuole molta fantasia per sopperire alla mancanza di fondi…decisamente una bella iniziativa, da premiare!

 
  

Nei primi giorni saremo nelle zone di santa Rita, attraverseremo appunto CASCIA, ROCCAPORENA paese natale di santa Rita, dove arrivano pullman di devoti per vedere la casa, il santuario, la grotta e lo scoglio sacro; fino ad arrivare a MONTELEONE DI SPOLETO, cittadina a me sconosciuta ma che si e’ rivelata una piacevole sorpresa, decisamente incantevole. Devo dire, come la gran parte dei paesini che incontreremo sul Cammino, tutti molto carini e accoglienti, prevalentemente di impronta medioevale, in cima un colle con una rocca, dove immancabilmente il nostro posto per dormire si trova sempre in cima, quasi l’ultima casa del paese ahimè, del resto che pellegrinaggio è senza sofferenza? 


A Monteleone invece la nostra collocazione e’ un bellissimo e accogliente agriturismo a 3 km dal paese in uno scenario incomparabilmente bello…L’AGRITURISMO COLLE DEL CAPITANO, dove passeremo una piacevolissima serata insieme a Vittorio, Anna e i gestori dell’agriturismo decisamente simpatici e molto ospitali, riusciamo pure a cimentarci in cucina, dove Flavio prepara per i commensali la BAGNA CAUDA, specialita’ torinese, tra la gioia e le ola dei presenti!


 

Le nostre giornate, a differenza di quello che si potrebbe pensare, non iniziano di buon mattino, come si consiglierebbe per camminare con il fresco; noi siamo dei pellegrini anacronistici, molto meno che seri: cosi si parte non prima della 9, in compenso si cerca di evitare le ore più calde, facciamo delle soste strategiche dalla 1 alle 3 per mangiare, rilassarci e cercando di sfruttare ogni piccolo angolo d’ombra facendo piccole soste. Poi a differenza di Anna e Vittorio, molto più organizzati, che avevano già prenotato tutti i posti da dormire, noi si chiama di giorno in giorno. E qui nasce la leggenda delle FATINE: tanti b&b e ostelli erano gestiti da donne, quando si prenotava e rispondeva una voce femminile gentile e carina la battezzavamo come FATINA, e puntualmente si rivelavano essere proprio così, delle fatine! Che ci accoglievano sempre molto gentilmente rendendo così un po’ meno faticoso il nostro Cammino. Grazie fatine !

 

Altra tappa tranquilla, quella che ci porta nel Lazio a LEONESSA, solo il solito caldo torrido che si fa sentire sulla bella strada della miniera, 5 km sotto il solleone senza un minimo d’ombra…li mortacci...
Leonessa, quasi inutile dirlo, altro paese splendido che si riversa nella bellissima piazza centrale; altro paese e altra esperienza imperdibile, dormiamo presso i frati cappuccini , sempre con Anna e Vittorio partecipiamo alle loro funzioni e mangiamo con loro, sono in pochi, 6 in tutto, tra cui anche un ragazzo giovane che era in noviziato, abituati a stare in mezzo alla gente, ci danno molto, molto accoglienti e alla mano: è stata decisamente una bella esperienza.

   

Da Leonessa parte la prima tappa un pochino impegnativa, diciamo di mezza montagna, si sale sulla strada del Terminillo e poi si prende un sentiero che sale GRADATAMENTE…

fino a scollinare, è quasi più fastidiosa la discesa che ci porterà A POGGIO BUSTONE su un sentiero sassoso che sembra non finire mai con Poggio Bustone sempre li che spariva e ricompariva come un miraggio. POGGIO BUSTONE paese natale di Lucio Battisti e meta anche del pellegrinaggio di san Francesco, qui decidiamo di fare la prima sosta, vengono a trovarci degli amici da Roma, con loro passeremo il ferragosto e ci porteremo un po’ più avanti saltando una tappa; visto che non abbiamo molti giorni se si vuole arrivare alla fine qualcosa bisogna pur tagliare e la tappa che arrivava a RIETI era una di quelle che si prestava, con finale su strada trafficata e caldo torrido pure in città. 


Cosi salutati Anna e Vittorio che re-incontreremo più avanti passiamo ferragosto tranquilli visitando già CASTEL DI TORA paese sul LAGO DEL TURANO, messo nella lista dei borghi italiani più belli che sarà una meta di tappa più avanti e torniamo quindi alla base di partenza, ROCCASINIBALDA altro fantastico paesino e borgo medioevale, dove ci aspetterà una delle nostre fatine, fatina Alessandra che gestisce l’ostello del paese. 

 

La tappa Roccasinibalda –Castel di Tora non presenta difficoltà particolari, però ci presenta una sorpresa finale, meno male che il paese lo avevamo già visitato, perché l’agriturismo dove si dorme e’ fuori paese, dopo aver sbagliato strada (anche i migliori pellegrini possono sbagliare, figuriamoci noi) lo raggiungiamo, più di un km su una strada che non sale gradatamente ma decisamente MOLTO RAPIDAMENTE, te possino...per scoprire che dobbiamo ridiscendere al paese per mangiare…siamo pellegrini ok, ma farcela penare cosi…

Da queste parti evidentemente non sanno cosa vuol dire salire gradatamente, le salite sono tutte dei muri tipo quelli delle fiandre, il tratto che ci porterà a ORVINIO infatti parte subito in maniera brutale, tappa di montagna è probabilmente la tappa più dura e forse complice anche le salite all’agriturismo pure la più faticosa. Ma bella, si aprono scenari suggestivi sul lago del Turano e anche la parte finale con il piano è MOLTO carino. Siamo decisamente stanchi alla meta, ma fortunatamente arrivano anche buone notizie: si e’ liberato un posto da dormire in paese, altrimenti avremmo dovuto sfacchinare per altri 3 km…EUREKA! Graziosisimmo paesino Orvinio, in piena festa, sembra di essere a Natale dalle luminarie, ad aspettarci manco a dirlo c’è un’altra fatina, fatina Simonetta che gestisce l’accogliente b&b IL SORRISO DEI MONTI. Ormai siamo a metà del Cammino, e alle spalle oltre ai km percorsi ci siamo lasciati pezzi di vita delle persone incontrate sul Cammino ed esperienze indimenticabili che ci rimarranno a lungo, il Cammino non è una vacanza qualsiasi ma una vacanza che arricchisce e lascia ricordi indelebili. 

 
Ripartiamo da Orvinio, altra tappa di montagna, ma molto meno impegnativa della precedente, salita non molto difficile per lo scollinamento e poi tanta discesa, in percorsi con viste magnifiche, zona oltretutto ricca di acqua, fonti con le acque più buone della zona a LICENZA e MANDELA.
MANDELA, altro magnifico paesino dove c’è un simpatico pub attorno al quale girano gran parte dei divertimenti locali, qui incontriamo altri 2 pellegrini che stavano facendo il percorso al contrario, LUTZ e MARINELLA, che sapendo del nostro arrivo ci accolgono all’entrata del paese, passiamo con loro una piacevole serata scambiandoci le impressioni sul Cammino finendo al pub dove tutto il paese si e’ riunito per una serata canterina, decisamente un paese sorprendente…
 

Da Mandela a SUBIACO è la tappa più lunga, 30 km se si dorme alla SANTA SCOLASTICA abbazia benedettina sopra Subiaco dopo 3 km di salita, che dopo tutti quei km non sono proprio il massimo, cosi grazie al consiglio di Lutz riusciamo a trovare un posto da dormire in paese evitando appunto la salita finale, ma visto che i km dovevano essere 30 pensiamo bene di sbagliare strada subito fuori paese allungando la strada così per recuperare i km risparmiati: le cose o si fanno bene o niente…
Dopo una lunga giornata arriviamo a Subiaco ormai alle 7 di sera. Subiaco e’ una delle tappe clou del cammino così ci fermiamo un giorno a prendere un pò fiato e visitare la cittadina, diversa dalle altre viste fino a ora. Un po’ più grandicella e con molto da visitare, qui veramente tutto ricorda san Benedetto: il monastero di SANTA SCOLASTICA il più antico di quelli fondati da san Benedetto e il monastero di san Benedetto (IL SACRO SPECO); per cui giornata diversa dalle solite, passata a visitare la bella Subiaco. 

 La sera ci ritroviamo con Anna e Vittorio che nel frattempo avevano raggiunto anche loro Subiaco, e ceniamo con loro alla Santa Scolastica dove erano alloggiati. Altra cena con sorpresa, conosciamo un’altra persona in cammino, EUGENIO un signore che scopro abitare vicino casa mia e che tramite un cai locale ha avuto l’idea di fare il cammino di san Benedetto da Subiaco a Montecassino, infatti da qui in avanti il percorso diventa decisamente più semplice da decifrare; come ci diceva Eugenio il cai di ALATRI ha provveduto a segnare tutto il percorso come i sentieri di montagna, con frequenti e ben visibili tracce, cosi il nostro libricino da dove prendevamo tutte le informazioni necessarie può riposare un po’, beato lui! Abbiamo ancora pochi giorni per terminare il percorso, io ahimè devo rientrare per il lavoro, cerchiamo di studiare il modo per riuscire ad arrivare a Montecassino, ma i collegamenti con i mezzi non sono proprio il massimo da queste parti cosi decidiamo che i giorni rimanenti li dedicheremo per arrivare fino a CASAMARI, 3 tappe prima, peccato. Sarà l’occasione per tornare in questi meravigliosi posti. Riposati nel fisico e ritemprati ripartiamo per la volta di TREVI NEL LAZIO, percorso tranquillo e carino lungo le sponde dell’ANIENE, l’inizio e’ su una lunga e comoda strada che appunto costeggia le rive dell’Aniene con incredibili scorci e continue possibilità di rigenerarsi con piccoli bagni, ecco sì piccoli perchè l’acqua è decisamente fredda per non dire altro...entriamo nella provincia di Frosinone dove ci sono LE CASCATE DI TREVI, carine e affascinanti, se non fosse che si vede la mano dell’uomo nello sporcare e lordare quanto di bello la natura ci propone sigh. 


Trevi nel Lazio che non riusciremo a visitare, avremo solo l’eco dei festeggiamenti dal nostro alloggio, un po’ fuori dal paese, da sconsigliarci la visita serale, un alloggio grande e accogliente nella pace più assoluta con vista sul paese, così grande da sembrare esagerato come grandezza per la zona in cui ci troviamo, da Trevi il sentiero è una vecchia strada romana che passa per una cappelletta e un clamoroso arco, L’ARCO DI TREVI, fino a salire al passo. 

 

Qua la novità è che si incontrano diversi camminatori, una sorpresa per noi abituati a non incontrare quasi nessuno sui sentieri del Cammino Da qui in avanti fino ad arrivare a COLLEPARDO sarà quasi tutta discesa su una strada di montagna ma quasi senza traffico, passando per GUARCINO dove ci fermiamo a mangiare e salendo un pochino per VICO NEL LAZIO. Un paese che dire particolare e’ poco, sembra perdersi nel tempo con tanti vicoletti che si incrociano con le strade principali quasi come in un labirinto e dove si respira l’aria di tempi passati.
Eccoci a Collepardo, paese in posizione panoramica, paese come gli altri di chiara impronta medioevale, ma dove la natura sicuramente la fa da padrone. Zona di particolari fenomeni carsici con grotte e angoli decisamente caratteristici e dove ci aspetta l’ennesima fatina, fatina Sara che ci accoglie nel bellissimo b&b LA FLORA E IL FAUNO, di nuova apertura, decisamente sorprendente.

IL tempo stringe e ormai siamo all’ultima tappa che ci porterà fino all’ABBAZIA DI CASAMARI, lasciando a malincuore questi meravigliosi posti con l’idea di tornarci per terminare il Cammino. Lungo il tragitto ci sono numerosi posti di interesse da visitare. LA CERTOSA DI TRISULTI, LA MADONNA DELLE CESE, costruita dentro una grotta e altri con piccole deviazioni. La mattina inizia come al solito non proprio a un orario di quelli proibitivi, la solita spesa, la solita calma per servirci e ci incamminiamo per la Certosa, al bivio, sorpresa delle sorprese reincontriamo Eugenio anche lui in direzione Certosa, prendiamo insieme a lui il sentiero che ci porterà lì e visto che non aveva ancora un posto dove dormire a Collepardo gli consigliamo il nostro, e lo facciamo prenotare direttamente da Sara che lavora lì nel ristorante dell’abbazia.


Si e’ fatto tardi e così e’arrivato il momento dei saluti, Eugenio tornerà a Collepardo e Sara è al lavoro, così non ci tocca che la visita della Certosa, imperdibile, l’unica che riusciamo a fare in questa giornata visto che ci attende un bel cammino prima di arrivare alla meta. Stavolta i calcoli sono sbagliati e ci tocca camminare proprio sotto il solleone nel momento più caldo, da queste parti sono mesi che non piove e in alcuni paesi c’è il razionamento d’acqua, la meta comunque rimane un bar a circa 8 km dove poter rilassarsi a mangiare qualcosa, cosi vamos e niente lamentele. Ma quella che sembrava la solita giornata senza nubi dopo la sosta invece si trasforma in un cielo pieno di nuvoloni minacciosi di pioggia...noooo vuoi vedere che dopo 13 giorni senza avere preso una goccia (l’unico temporale lo avevamo trovato quando eravamo fermi a mangiare al riparo) prendiamo l’acqua proprio alla fine? naaaa, la nostra buona stella non ci tradisce cosi tra nuvole e vento, manco una goccia, ha fatto i disastri da un’altra parte non poteva colpire cosi dei poveri pellegrini. Ultimi km di Cammino, l’avventura e’ quasi finita. Giusto il tempo di conoscere MICHELE che incrociandoci in bici si ferma a congratularsi e ci accompagna fino all’abbazia, il bello del Cammino fino alla fine, incontri belli e inaspettati che riempiono il cuore di gioia. Dormiamo e ceniamo all’abbazia, bella esperienza anche questa, cena particolare in un silenzio quasi irreale, non ci si era abituati, bisogna provare un po’ tutto. E’ l’ultima notte del Cammino, sono passati tanti giorni dall’inizio, ma sembrano ancora di più quando le giornate sono così piene di emozioni, di esperienze.

 

E’ il mattino del ritorno e siamo qua come all’andata ad aspettare un pullman, il pullman che ci porterà a Frosinone da dove proseguiremo per Roma e Spoleto dove riprenderemo la macchina; come per l’andata i collegamenti si rivelano un po’ anacronistici, il pullman deve passare alle 8,40, noi mai stati cosi puntuali, passano 1 -2 pullman per Roma ma del nostro manco l’ombra, chiediamo all’edicola, passano sempre dice…mah, all’alba delle 10 senza sapere nè leggere nè scrivere prendiamo il primo che passa, va a Roma direttamente, meglio così, ma acciderbolina...A SPOLETO chiudiamo in bellezza andando a visitare anche questa graziosa cittadina con un bel duomo, e’ proprio l’ora di rientrare, quanti pensieri, quanti ricordi, mi rimarranno sempre dentro. Riguardando le foto e incontrando le persone che hanno diviso con me questa splendida esperienza ricorderò con felicità quei bellissimi momenti, augurandomi di poter rivivere questa bellissima esperienza!

 

Che tu sia un pellegrino o un semplice camminatore il Cammino è un'esperienza unica e indimenticabile...scoprire i luoghi al lento incedere dei nostri passi. Incontrare, conoscere persone, ascoltare i loro racconti, le loro storie, storie di vita che si incrociano sul nostro Cammino arricchisce il nostro spirito e il nostro animo. In un mondo che va di fretta con i suoi mille problemi, perdersi nel tempo e ritrovare la semplicità e la genuinità della vita di una volta ha un valore inestimabile…

BUONA VITA!
MASSIMO 



   


























 






venerdì 21 settembre 2012

Settembre, andiamo....Il Cammino di San Benedetto su QuiTouring

Cari amici ed amiche del Cammino,

Settembre, andiamo....si diceva.
Tempo di tirare le somme di questa prima estate del Cammino di San Benedetto, e guardare avanti, a quello che si può fare, di meglio e di più per questo Cammino che, non più neonato, si avvia verso l'età della fanciullezza: davanti a sè, soltanto possibilità di crescere. E allora, voglio esprimere tutta la mia contentezza per come sono andate e stanno andando le cose! Tutto è andato meglio di quanto mi potessi aspettare, i dubbi che nutrivo quando questo Cammino è partito (Tappe "tarate" su di me, andranno bene per tutti? Saranno sufficientemente chiare le descrizioni dei percorsi? I punti di alloggio? Come saranno accolti i pellegrini? ecc. ecc) sono svaniti di colpo non appena, da Max (il "mitico" primopellegrino) in poi, i pellegrini hanno cominciato a percorrere i sentieri e le sterrate del Cammino.
Innanzitutto non posso che complimentarmi con gli alloggi dislocati lungo il cammino: per essi, i pellegrini davvero si sono prodigati in apprezzamenti! Lo stesso dicasi per le comunità locali dei paesi attraversati, incuriosite positivamente da questi "viandanti" del XXI secolo...anche in questo caso, l'accoglienza dei pellegrini è stata super, e sono sempre più gli amici del Cammino che si stanno dando da fare per fare conoscere il loro bel territorio a questi visitatori zaino in spalla venuti da lontano! Un esempio per tutti: a Roccasecca i pellegrini vengono accolti personalmente dagli amici della Montagna, che ringrazio ancora una volta per il loro impegno a favore del Cammino, e, se lo desiderano, accompagnati a visitare gli eremi rupestri. Si tratta di una sorta di "volontariato culturale" da parte di persone che credono nel Cammino e nel suo valore pedagogico, e che mettono a disposizione la conoscenza e l'amore per la loro terra a favore dei loro graditissimi ospiti. Gli esempi di gentilezza si sprecano lungo tutto il Cammino, e questa è una cosa bellissima. A livello personale, questo Cammino è un arricchimento continuo. Il contatto praticamente quotidiano con i pellegrini, partecipare alle loro gioie, alle loro fatiche...ascoltare i loro vissuti, crescere insieme a loro nel Cammino....quante storie, quanta umanità, quanta vita, quante nuove amicizie!
Quando l'idea di questo Cammino ha preso forma, tre anni fa, ero solo. Ora posso dire di avere un mare di amici...non conoscenze superficiali: amici...quelli che ti accolgono a braccia aperte! Sono letteralmente entrato "in casa degli italiani", lungo tutto questo Cammino dal Centro verso il Sud...più conosco gli italiani, più li amo. Gente dal cuore grande. Se qualcuno pensa di sollevare barriere tra italiani ed italiani, percorra il Cammino. Si ricrederà. Vedo che questo Cammino fa bene a tutti, in ogni senso. Questa era la sfida: riuscirà il Cammino a rigenerarci come uomini e donne nuovi? L'esperienza di questi primi mesi mi fa pensare proprio di sì.

E se ne continua a parlare. E' da poco uscito un inserto sul Cammino di San Benedetto nello Speciale Qui Touring di Settembre, dedicato al Lazio. Sette pagine nel bell'articolo di Tino Mantarro, che ben è riuscito a rendere genesi e luoghi del Cammino; il tutto condito da splendide foto. Un numero da leggere e conservare:


Un abbraccio a tutti/e!
A presto
Simone





lunedì 10 settembre 2012

"Pensieri in ordine sparso" dal diario di un seminarista.


Cari amici ed amiche del Cammino,

Tra tutti i pellegrini che durante questa prima estate hanno percorso, con motivazioni a volte molto diverse (ma trovo che vi sia quasi sempre alla base una ricerca, più o meno consapevole) il Cammino di San Benedetto, non ho dubbi nell'affermare che i simpatici bresciani Davide e Paolo (seminarista in vista dell'ordinazione diaconale il primo; prof. di religione il secondo) siano quelli che meglio di tutti siano riusciti a coglierne l'aspetto spirituale. Davide e Paolo hanno percorso il Cammino per intero, ed il loro è stato indiscutibilmente un cammino di Fede, dalla prima all'ultima tappa. Ho chiesto loro di raccontare brevemente come abbiano vissuto il cammino, in quanto credo che il loro diario possa essere di aiuto a tutti coloro che ritengono il Pellegrinaggio qualcosa di più di una bella camminata. Pubblico quindi molto volentieri queste belle riflessioni, personali e così vere, ringraziando di cuore Davide per la sua bella testimonianza. 

"PENSIERI IN ORDINE SPARSO" di Davide Corini

Come al solito ho bisogno di qualche giorno, dopo un’esperienza importante, per rimettere in ordine le cose e cercare di fare sintesi fra le mille cose viste e vissute, cercando quel “qualcosa” che resta per la vita.
Ho percorso il cammino di san Benedetto come pellegrinaggio in preparazione alla mia ordinazione diaconale che avverrà il 22 settembre: l’esigenza di “farmi pellegrino” era sorta in parte come voto, in parte come richiesta al Signore.
Questo è il “perchè” che mi ha fatto partire, ma durante il cammino il medesimo “perchè” si è fatto più chiaro e ha assunto contorni più precisi.... è un po’ troppo personale dire in cosa consista questo “perchè”, basti sapere che è qualcosa di davvero speciale, che ha a che fare con me, con gli altri e con Dio.

Sì perchè è Dio il grande protagonista del cammino. Certo, lo so che sono mille i motivi per iniziare a camminare, tutti importanti e belli, non fosse altro che la semplice voglia di mettersi in gioco in un contesto diverso da quello di tutti i giorni. Eppure credo che alla base del cammino ci sia sempre una ricerca importante, qualcosa che ha bisogno di uno spazio e un tempo particolare per poter assumere caratteri significativi. Uno spazio e un tempo pienamente umani, scanditi dal ritmo dei passi e regolati dai tempi naturali dell’alba e del tramonto. In questo spazio e tempo ha luogo la ricerca. Di cosa? Ognuno ha la sua, ma credo che per tutti sia ricerca di senso. Mi spingo ancora un po’ più in là e azzardo che anche per chi non crede sia ricerca di Dio.

Perchè Dio è sempre da ricercare, nessuno mai lo può contenere o possedere: di fronte a Dio siamo tutti pellegrini e chi si fa pellegrino rende solo più evidente questa realtà profonda della vita. Così, sulla scia del pellegrino russo, la preghiera più bella e presente nel mio camminare è stata proprio la preghiera del cuore, ritmata all’infinito non dal battito del mio cuore ma dal TAC dei miei bastoncini da trekking: Signore Gesù - Figlio di Dio - abbi pietà - di me peccatore.






La cosa stupefacente del cammino è che cose che normalmente non notiamo a causa della velocità alla quale viviamo, assumono ai nostri occhi un’importanza diversa durante il viaggio. Così i giorni del cammino sono costellati di piccoli aneddoti, di avvenimenti, di segni minuscoli che però colmano di stupore e gioia l’animo del pellegrino. Tutto acquista o forse riacquista la giusta importanza: la soddisfazione per essere giunti alla meta, la gratitudine verso chi ti accoglie o ti offre anche solo un bicchiere di acqua fresca (quanto è vicino il Vangelo alla vita di tutti i giorni!), la simpatia profonda per chi abita la terra che ti sta ospitando. 

Fare un pellegrinaggio significa entrare in contatto anche con la fatica, con il caldo torrido di alcuni pomeriggi su strade non riparate dall’ombra, con i limiti del mio corpo non sempre pronto allo sforzo. Questi aspetti non sono solo uno pegno da pagare per il viaggio, sono anch’essi il viaggio. Perchè quando va tutto bene spesso non ti accorgi di tutto quello che hai; forse è davvero necessaria un po’ di notte per vedere risplendere le stelle, come dice quella splendida iscrizione all’ingresso del sacro Speco a Subiaco. Così ti ritrovi, dopo due giorni di convivenza con una fastidiosa vescica proprio sul mignolo del piede, a ringraziare e gustare il sollievo di avere il mignolo sano... è solo un esempio di quello che intendo quando dico “dare il giusto peso alle cose”.

Nel cuore del pellegrino abita il ringraziamento e lo spirito di lode, perchè ti accorgi che ogni cosa è dono: l’acqua così utile et humile et pretiosa et casta (quanto è vero!), il sole, l’augurio di buon cammino rivolto a te con simpatia dalle vecchie sedute sull’uscio di casa, e così via per mille altre cose. 


Ogni tappa diventa occasione per incontrare qualcosa di nuovo e entrare in contatto con chi prima di te ha percorso le stesse strade con lo spirito rivolto al cielo: i santi. Il grande pellegrinaggio contiene in realtà tanti pellegrinaggi che portano a incontrare e conoscere uomini e donne esemplari, capaci di dire ancora qualcosa alla vita di chi si ferma a contemplarli. 
Su tutti spicca la figura di Benedetto che ho pensato e amato come un uomo che ha cercato Dio senza risparmiare se stesso, fino a diventare una guida sicura per il cammino degli altri.
Uomo di Dio e uomo per gli uomini, amante del silenzio e della vita comune: un vero esempio per tutti i tempi.

In fin dei conti credo che la parola che più riassuntiva del senso del viaggio ora sia un grande GRAZIE.
Con il pensiero ritorno e dico grazie ai monaci incontrati a Norcia, Subiaco e Montecassino, ai frati di Leonessa e Poggio Bustone, alle suore di Pozzaglia Sabina (fantastiche!), ad Angelo di Roccasecca, a Simone che ci ha seguito con grandissima attenzione e gentilezza, alle tante e tante persone che abbiamo incontrato per il cammino.... tanti volti, alcuni senza neppure un nome, che però ci hanno dato una iniezione di fiducia nell’altro.
La comunità di Taizè chiama i suoi incontri “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra”: mi sembra una sintesi mirabile di quello che significa fare un pellegrinaggio cioè percorrere le medesime strade di tutti gli altri portando però nel cuore il grande desiderio di riaprire quei canali di fraternità con l’altro che troppo spesso le nostre preoccupazioni rendono aridi. A chi ti incontra per strada durante il pellegrinaggio non serve che tu dica chi sei, cosa stai facendo o quali sono le motivazioni che ti portano lì: agli altri basta vedere la tua faccia, il tuo sorriso pieno di gratitudine per una cosa da niente, il tuo buongiorno detto con calore, per capire che tu stai portando con te qualcosa di importante.

I benedettini erano soliti concludere le loro pubblicazioni con la sigla U.I.O.G.D., citando la Regola quando dice ut in omnibus glorificetur deus (perchè in ogni cosa Dio sia glorificato). Mi piacerebbe che fosse questo il sigillo del pellegrinaggio, ricordando che, come scrisse sant’ Ireneo, la gloria di Dio è l’uomo vivente: possa essere il nostro camminare, come del resto tutta la nostra vita, una lode a Dio.



U.I.O.G.D.

martedì 4 settembre 2012

FESTA DI SANT'AGOSTINA PIETRANTONI A POZZAGLIA SABINA - DOMENICA 9 SETTEMBRE...PARTECIPATE!!!

Cari amici ed amiche del Cammino,

Chi di voi ha percorso per intero il Cammino è passato da Pozzaglia Sabina; mentre chi ha soltanto la guida avrà letto di Sant'Agostina Pietrantoni. Ebbene, la seconda Domenica di Settembre si celebra a Pozzaglia la festa di questa santa recente, la cui vita esemplare è così poco conosciuta. Sant'Agostina, potremmo dire...una santa dalle poche parole, com'è proprio della gente di montagna. Ma quanta incisività in quelle parole! Tra i suoi slogan, basti citare il "Per Gesù tutto è poco". Che è praticamente un manifesto programmatico.

Ripercorriamo dunque in sintesi la sua breve vita, così fruttifera di doni spirituali.



Livia Pietrantoni nasce il 27 marzo 1864 a Pozzaglia Sabina, da una famiglia semplice di agricoltori. Fin dai primi anni viene educata all’onestà, alla pietà e al lavoro; devota e generosa, si distingue per lo spirito di sacrificio, gode della fiducia dei fratelli ed è stimata dai compagni. 

Per portare il suo contributo economico alla famiglia, da 
bambina lavora alla costruzione della strada per Poggio Moiano e 
alla raccolta delle olive; malgrado ciò, a scuola ottiene sempre un 


buon profitto. Ogni giorno si ferma a pregare la Madonna davanti alla Cappella della Rifolta, e a Maria affida tutti i suoi pensieri e preoccupazioni. Di fronte a una proposta di matrimonio, superando la sua indole riservata, Livia mostra al pretendente un’immagine di Cristo coronato di spine, dicendo: “Ecco chi sposerò io!”. Allo zio materno fra’ Matteo confida il suo desiderio di consacrarsi al Signore, che la invita a recarsi a Roma nel gennaio del 1886, dove entra come postulante presso le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. L’anno successivo diviene suor Agostina, e nel ricevere l’abito religioso confida alla maestra suor Crocifissa: “Io desidero morire martire per Gesù!”. È inviata come infermiera presso l’Ospedale Santo Spirito, detto il “ginnasio della carità cristiana”. Suor Agostina assiste inizialmente i bambini; ammalatasi gravemente di tubercolosi e miracolosamente guarita, decide di assistere gli adulti nel reparto tubercolotici. Il clima politico di quegli anni è rovente: la “Questione romana” rende difficile ai religiosi la vita in ospedale, tanto che i Padri Cappuccini vengono allontanati e i Crocifissi banditi dall’ospedale. Soltanto alle suore è consentito restare, ma viene loro proibito di parlare di religione. Suor Agostina si presenta in corsia ogni giorno sorridente e premurosa, incurante delle incomprensioni e delle ingiurie. Il suo slogan è: “Per Gesù tutto è poco”.  Il 13 Novembre 1894, dopo aver ricevuto l’Eucarestia, come sempre si reca tra i suoi malati. Lì l’attende il suo assassino, tal Giuseppe Romanelli, che si avventa su di lei affondando più volte il coltello sul suo corpo. Suor Agostina cade a terra implorando la Madonna. Agonizzante, perdona il suo uccisore; poi, spira. La barbara storia inorridisce Roma e ai funerali partecipa una folla enorme. Giovanni Paolo II, riconoscendone le eroiche virtù, nel 1999 la proclama santa. È patrona degli infermieri. 

Sant'Agostina sul letto di morte


Vari momenti della festa dello scorso anno

Sebbene Sant'Agostina, probabilmente per il fatto di essere una Santa recente, non sia ancora molto conosciuta, nei suoi devoti ha la capacità di suscitare una devozione potente. Ovvero, non è il numero dei fedeli quello che conta, ma la qualità del sentimento che anima i devoti. La festa dell'anno scorso fu molto partecipata: m'impressionò la fede che muoveva pellegrini che provenivano da varie parti d'Italia e da diversi istituti sanitari. Un grande clima di rispetto aleggiava per le vie del paese durante la suggestiva processione notturna del Sabato sera. Passare in mezzo a quelle viuzze e sentirsi abbracciati fisicamente da quella gente che ha fatto proprie le virtù stesse di Sant'Agostina. Non v'era balcone da cui non pendesse uno stendardo con i motti di Sant'Agostina, così incisivi (come "Per Gesù tutto è poco"), e non era certo retorica: a Pozzaglia la presenza di Sant'Agostina è quanto mai palpabile e viva. Sant'Agostina è l'anima di Pozzaglia, ed è in occasioni come questa che ciò emerge in tutta la sua evidenza. E' grazie a lei che l'esser Pozzagliesi è motivo di vanto. Fierezza ed umanità, ed anche familiarità in questa brava gente della Sabina. Fierezza della gente di montagna, che sa vivere con semplicità e con chiari valori. Che sa dare la giusta importanza alle cose. Che sa che non servono grandi cose per vivere bene, purchè in grazia di Dio. Gente che sa che cosa è la solidarietà: come le casette del paese, strette strette le une alle altre, i Pozzagliesi sanno che, in così pochi, conviene unire le forze. Ed è così che tutti si danno una mano, ed in questo emerge l'umanità del borgo. Quanto senso dell'ospitalità e dell'accoglienza: non mi sembra nemmeno vero di essere arrivato a Pozzaglia soltanto un anno e mezzo fa ed essere stato fin da subito accolto come uno in più di quei tanti Pozzagliesi emigrati a Tivoli, a Roma o al Nord per necessità. Ma che nei momenti importanti sempre ritornano al nido di origine. Proprio come Santa Agostina che, missionaria a Roma per volere di Dio, è sempre rimasta indissolubilmente legata alla sua terra. Mite e volitiva, decisa e caritatevole: per comprenderne vita ed opere credo non si possa prescindere dal contesto in cui essa è nata e cresciuta. Sant'Agostina non solo ha fatto salire Pozzaglia, minuscolo borgo della Sabina, agli onori delle cronache, ma ha fatto ben di più: ha plasmato un'intera comunità lasciando loro in dono quel modo di essere. E' per questo, che in occasione della sua festa mi unisco al coro dei pozzagliesi e di tutti i fedeli di Sant'Agostina, che da più parti gridano in coro:




SCARICA IL PROGRAMMA DELLA FESTA 2012: http://www.camminodibenedetto.it/SantaAgostina2012.pdf


 EVVIVA SANT'AGOSTINA!!!


Pozzaglia Sabina












lunedì 3 settembre 2012

Rendere il mondo migliore di come l'abbiamo trovato...l'esperienza di Exodus

Cari amici ed amiche del Cammino,

Ve l'avevo promesso che prima o poi vi avrei parlato di Exodus, e allora, ecco qua!
Qualcuno ricorderà come alla presentazione del Cammino a Cassino, il 6 Luglio, fosse presente Luigi Maccaro, responsabile della comunità Exodus di Cassino. La comunità di Cassino accoglie i pellegrini del Cammino di san Benedetto, giunti alla fine del Cammino, e l'ospitalità è di quelle autentiche-pellegrine. Ma prima di entrare nei dettagli dell'ospitalità., credo sia assolutamente doveroso spendere qualche parole sulla fondazione Exodus, voluta dall'instancabile Don Antonio Mazzi.


Don Mazzi fonda Exodus nel 1980 per il recupero dei ragazzi tossicodipendenti; nel 1989 gli viene assegnata la Cascina Molino Torrette all'interno del Parco Lambro, nei dintorni di Milano, che diventa la sede dei progetti Exodus. Dagli anni novanta partecipa assiduamente a programmi televisivi e comincia a collaborare con molte testate giornalistiche, cattoliche e non, per la sensibilizzazione pubblica sulla tossicodipendenza e più in generale sulle problematiche giovanili. Tra i numerosi libri che scrive, segnalo gli ottimi: "Come rovinare un figlio in dieci mosse", e "Come salvare un figlio dopo averlo rovinato" (tutti i genitori o sedicenti tali dovrebbero averli letti!); al suo sguardo acuto non sfuggono i motivi del disagio giovanile (le cui cause spesso sono da ricercare in famiglia, tra genitori "troppo perfetti"...).
Exodus si diffonde rapidamente, ed acquisisce nuove sedi in altre parti d'Italia, e nel mondo. E' grazie al generoso interessamento della comunità monastica di Montecassino, che mette a disposizione una cascina di campagna  poco fuori città, insieme a 3 ettari di terreno, che nel 1990 nasce la comunità Exodus di Cassino, che Luigi gestisce insieme ai suoi validi collaboratori.
Luigi Maccaro davanti alla fattoria didattica

La comunità è curatissima, basta un colpo d'occhio per rendersi conto dell'amore che muove chi la gestisce. I quali, sono di formazione scout: e scout è questa voglia di fare, insieme alla convinzione di poter educare attraverso il Cammino. Don Mazzi non è nuovo a questo tipo di esperienza: tanto che nell'estate 2010 camminò insieme ai suoi educatori, provenienti dall'Italia e dall'estero, proprio su alcuni luoghi benedettini, in un "Cammino di San Benedetto" ante litteram, da Farfa a Montecassino.


Le attività che si svolgono all'interno della comunità Exodus di Cassino sono di accoglienza, cura e reinserimento sociale di ex-tossicodipendenti, ma anche di persone che hanno vissuto esperienze di grave emarginazione sociale. Sono presenti anche diversi disabili, per una quarantina di ospiti complessivi. La sede di Cassino è punto di riferimento in tutto il territorio del basso Lazio per quanto riguarda le tematiche connessa al mondo dell'educazione e delle dipendenze.


Exodus propone al giovane un'esperienza condotta nel rispetto dei valori dell'uomo, tesa all'accoglienza, al recupero e alla risocializzazione, che si fonda sui principi dell'autoeducazione, della coeducazione e della corresponsabilità.

Insomma Luigi ed i ragazzi Exodus di Cassino sono perfetti amici del Cammino: ne condividono pienamente spirito e finalità di educare alla pace, al rispetto dell'uomo, alla fratellanza.


Essere ospiti di Exodus sarà la giusta conclusione del Cammino, ogni pellegrino si sentirà come a casa propria, e forse vorrà fermarsi più a lungo...

In ogni caso una realtà da conoscere e da far conoscere!

Per saperne di più su Exodus: www.exodus.it
Cosa puoi fare tu: www.exodus.it/index.php/cosa-puoi-fare-tu